sábado, 26 de septiembre de 2009

CIBCH ribatte (italiano)

Signor George Jaksch,

nella Sua lettera Lei cataloga come “voci totalmente prive di fondamento” le pubbliche e ripetute denunce effettuate dalle organizzazioni anti-golpiste dell’Honduras. Così come Luciana Luciani della Chiquita-Italia le aveva apostrofate come “ridicole”.

Le parole leggere volano mentre i fatti –purtroppo- restano. E indicano in modo convergente e inequivocabile che la Chiquita, fedele alla sua opaca tradizione storica, ha sempre le mani in pasta nella vita interna dell’Honduras.

L’aumento del salario minimo del 60%, decretato dallo spodestato Presidente Zelaya, ha messo alla luce l’ostilità belligerante della Chiquita, che ha fatto quadrato con l’organizzazione padronale dell’Honduras (COEHP). La destabilizzazione del sistema democratico è stata aperta e militante, fino ad ottenere la deportazione del Presidente scelto dagli elettori.

Quando il Presidente Zelaya è stato sequestrato e deportato, quello stesso 29 giugno la COHEP ha emesso un comunicato apologetico sull’operato dei golpisti, dove preventivamente e cinicamente responsabilizzava la vittima per le azioni liberticide dei carnefici della democrazia honduregna.

La NIKE ed altre grandi multinazionali operanti nel Paese centroamericano hanno firmato un comunicato indirizzato al Dipartimento di Stato americano, in cui manifestavano la loro preoccupazione per l’interruzione violenta dell’ordine costituzionale, e prendevano le distanze dai golpisti. La Chiquita non figura tra i firmatari di quel documento, perché?

Ancor oggi, quando con la sospensione delle garanzie costituzionali e la restrizione drastica dei diritti individuali e sociali, l’Honduras risulta un vero e proprio Stato-delinquente, la Chiquita persevera sulla medesima rotta.

La compagnia che Lei rappresenta ha cambiato numerose volte i suoi connotati anagrafici nel tentativo di lasciarsi alle spalle un tenebroso passato. Non vogliamo infierire ricordando un rosario doloroso che attrasse l’attenzione di poeti e scrittori, tra i quali Pablo Neruda, Juan Gelman e Gabriel García Márquez.

Signor George Jacksh, approfittiamo della Sua disponibilità e Le chiediamo se è vero che un tribunale degli Stati Uniti ha condannato la Chiquita per aver finanziato l’organizzazione clandestina di estrema destra denominata “Autodefensas Unidas de Colombia” (AUC). Non a metà secolo scorso, ma quando si era già ribattezzata Chiquita.

La responsabilità sociale delle imprese e l’etica nella conduzione degli affari per definizione devono andare oltre il rispetto delle leggi nazionali e degli accordi internazionali che rappresentano semplicemente uno standard minimo operativo di partenza e non un obiettivo raggiunto da propagandare. Sul vostro sito istituzionale si dice addirittura che Chiquita “da oltre cento anni si impegna a migliorare le comunità in cui fa affari”, fatto che ci sembra quantomeno discutibile. A quali comunità si fa riferimento? A quali gruppi e interessi esattamente?

Proprio in Honduras negli ultimi anni sono continuate le denunce dei sindacati (SITRATERCO e COLSIBA) e delle ONG (BananaLink) per le violazioni di Chiquita ai diritti umani e lavorativi dei propri dipendenti come nel caso di Emelina Vásquez, molestata sessualmente da un superiore e in seguito licenziata.

Altri sindacati di settore dell’Honduras, come COSIBAH, informano che i loro membri che hanno contestato l’uso del pesticida basato sul chlorphirifos sono stati oggetto di mobbing e la compagnia ha cercato di estrometterli dalle piantagioni.

L’etica d’impresa significa a volte prendere posizione su temi riguardanti la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori, della democrazia, dell’intorno sociale e politico e non solo del patrimonio aziendale e degli utili: la posizione di Chiquita riguardo al colpo di Stato del 28 giugno ci sembra chiara.

Lei dice che avete sottoscritto tutti i convegni nazionali ed internazionali che codificano la buona condotta e la moralità imprenditoriale.

Non deve convincere noi, bensì le forze sociali e i loro dirigenti che –solo qualche settimana fa – ribadivano che dietro il patibolare Micheletti e il club dei generali c’erano gli esponenti dell'imprenditoria nazionale e internazionale:

“Miguel Facussé, Antonio Tavel Otero, Adolfo Facussé, Carlos Flores Facussé, Jorge Canahuaty Larach, Camilo Atala, Jorge Faraj, Rafael Ferrarí, Chucry Kafie, familia Kafati, United Brand (Chiquita Banana)”.

È dall’interno dell’Honduras che mettono sotto accusa la multinazionale che Lei rappresenta e difende. Sono i prossimi dirigenti della risorgente nazione centroamericana che dovreste cercare di convincere. Non noi, che li accompagniamo nella difesa dell’equità e una maggiore armonia sociale.

In America Latina soffia un vento di rinnovamento che sta spazzando i retaggi del trapassato storico. Sarebbe saggio adattarsi a questa nuova realtà ed evitare che il vento possa mutarsi in burrasca.

Comité Internacional por el Boicot a Chiquita

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